Report Stoccaggio GAS di Romanengo

Ecco un report fedele dell’incontro pubblico del 25 novembre 2011 presso la Filanda di Soncino sul tema dell’impianto di Stoccaggio del gas metano a Romanengo e nel sottosuolo di 7 comuni. I relatori hanno toccato molti aspetti tecnici ed interessanti, sismicità indotta dall’impianto, processo di valutazione ambientale, aspetti ambientali, compensazioni economiche; anche raccontando esempi di altri territori.

EZIO CORRADI - moderatore dell’incontro

(Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia)

Il territorio cremonese è interessato dalla presenza di svariati impianti di stoccaggio sotterraneo di gas metano, alcuni operativi, altri in fase di realizzazione, altri ancora in fase di progetto; in tutto questi impianti coinvolgono il territorio di ben 69 comuni su cui vivono oltre 285.000 abitanti.

Si tratta di impianti di non poco conto, rispetto ai quali occorre avere un atteggiamento di prudenza, fondato sui principi della precauzione, dell’informazione seria e responsabile, del coinvolgimento fattivo delle popolazioni locali, il tutto alla luce di una visione e di una politica ambientali serie e condivise.

 

Sismologo MARCO MUCCIARELLI – Sismicità Indotta

(Professore Associato di Sismologia e Fisica della Terra presso l’Università di Basilicata, con sede a Potenza)

Ha parlato di un tema sconosciuto ai più, quello della sismicità indotta, ovvero la sismicità prodotta dall’attività dell’uomo. In Italia se ne parla poco, mentre all’estero è argomento diffuso, anche su giornali.

Alcuni esempi:

  1. La diga realizzata ad Assuan (Egitto) sul Nilo ha creato sismicità indotta in un’area in cui prima essa non era presente.
  2. In Olanda si sa che l’attività mineraria sotterranea e gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas metano producono sismicità indotta, tanto è vero che esiste una normativa ad hoc, di tipo antisismico, per gli edifici da realizzare attorno a tali impianti.
  3. Lo sfruttamento della geotermia presso il Monte Amiata, in Toscana, ha portato alla presenza di sismicità indotta.
  4. In Svizzera, un impianto per l’immissione in profondità di acqua a pressione per la geotermia ha portato recentemente ad alcune scosse di terremoto che, al secondo giorno di prove, hanno provocato danni valutati in 70 milioni di euro.

La sismicità indotta si sviluppa attraverso scosse a bassa magnitudo ed a bassa profondità del terreno (1-2 km). Si tratta di fenomeni sismici molto superficiali, che riguardano superfici limitate di territorio ma che possono avere effetti negativi sulla stabilità di cose ed edifici e investono la qualità della vita delle persone che vivono nella zona.

Rivara (Modena) la provincia ha fatto studiare il caso di una proposta di realizzazione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas metano a degli esperti, ha inviato la documentazione prodotta alla regione, la quale ha dato parere negativo all’impianto.

Gli impianti che producono sismicità indotta vanno monitorati con dei sistemi di monitoraggio ad hoc; tale sistema deve essere in continuo, 24 ore su 24 e pubblico, direttamente a disposizione di tutti (come in Germania, dove il singolo cittadino può consultare via internet la situazione sismica del proprio quartiere in ogni momento). Ecco un contributo audio su questo tema.

Vi sono anche casi di mala amministrazione come l’ARPA (Azienda Regionale per la Protezione dell’Ambiente) della Regione Basilicata, che, per mezzo di un suo dirigente, per otto anni non ha reso pubblici i dati relativi alla grave situazione ambientale di una data zona: la documentazione è stata tenuta in un cassetto e non resa pubblica. Occorre evitare che si possa correre un rischio simile: i dati ambientali, anche relativi alla sismicità indotta, devono essere subito e facilmente disponibili e consultabili da parte di tutti i cittadini, che hanno diritto ad essere informati ed a potersi informare.

È stato poi raccontato il caso del Comune di Montemurro (Potenza), nel cui sottosuolo sono immessi i prodotti inutilizzabili di giacimento di petrolio: questa immissione in pressione provoca un’attività sismica indotta e l’amministrazione comunale, prima della realizzazione dell’impianto, ha concordato con l’azienda una compensazione economica per ogni barile immesso nel sottosuolo: ecco un caso in cui l’amministrazione, supportata dalla comunità locale, ha saputo contrattare ed ottenere un beneficio economico in cambio del rischio e del disagio connesso alla sismicità indotta connessa ad un impianto. La compensazione deve essere comunque adeguata ai rischi connessi; ad esempio si potrebbe chiedere di adeguare tutti gli edifici pubblici (oppure tutte le scuole) alla normativa antisismica, per tutelare l’incolumità della cittadinanza. Ecco un breve contributo audio sul tema.

Va anche detto che gli stessi gestori degli impianti hanno il proprio sistema di monitoraggio della sismicità indotta, e non a caso, dato che non vogliono perdere i loro impianti, che sono molto costosi: quando si vede che le scosse vanno oltre un certo livello, dalla centrale operativa dell’impianto si ferma il pompaggio di gas, acqua od altro nel sottosuolo.

Rispetto ad una data zona non si può dire né quando un terremoto viene né quando non viene.

E’ stata poi corretta un’imprecisione (di non poco conto) dell’opuscolo distribuito dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica) e commissionato dall’ENEL dove scrivevano che Romanengo era in Zona Sismica 2 Medio Bassa, ecco l’audio.

 

Ing. MAURIZIO TIRA – procedimento di Valutazione Ambientale

(Professore Ordinario di Pianificazione Urbanistica nella Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Brescia)

Ha presentato alcuni strumenti di valutazione degli effetti che gli impianti (come quello che si sta analizzando) producono nell’ambiente entro il quale vengono inseriti.

  1. La V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) nata nel 1985 a seguito di una direttiva europea. Essa di solito non dà un parere negativo; solitamente la prassi usuale vede il rilascio di un parere positivo più o meno condizionato; nel caso dell’impianto in questione di Romanengo le prescrizioni ministeriali non sono poche e non sono di poco conto. Presenta un limite, costituito dal fatto che non riesce bene a valutare più fattori (flora, fauna, inquinamento…) e più opere contemporaneamente. Inoltre rimane aperta la questione dell’area da considerare in relazione ad un dato impianto: fin dove deve spingersi a livello territoriale l’indagine degli effetti dell’impianto?
  2. La V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) è stata introdotta nella Regione Lombardia dal 2005 e costituisce un allegato degli strumenti urbanistici (a livello comunale e provinciale) che, fra le altre cose, definisce l’utilizzo del territorio anche dal punto di vista degli insediamento produttivi presenti e futuri. Nella realtà si tratta di una valutazione che di ‘strategico’ ha ben poco, in quanto decide poco in merito a quello che si può o non si può fare in un territorio.
  3. La V.I. (Valutazione di Incidenza) che è prevista nei S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario), caso del Pianalto della Melotta, interessato dall’impianto di Romanengo; tra l’altro l’area di incidenza dei S.I.C. non risulta normata, per cui non si sa bene a che distanza si deve stare quando si prevedono nuovi impianti attorno ad un S.I.C.

Esiste anche l’opzione zero, cioè dire di no alla realizzazione dell’impianto, questo non vuol necessariamente dire che si è contrari al progresso: si tratta di una affermazione strumentale.

Tema delle mitigazioni o compensazioni previste a seguito della realizzazione di un impianto dal forte impatto ambientale. Le mitigazioni rappresentano un fallimento in quanto non agiscono sull’impatto dovuto all’opera prevista. La realizzazione, a spese del realizzatore dell’impianto (che gli porta un profitto), di una pista ciclabile o di un campo sportivo nel territorio del Comune interessato dalla presenza del nuovo impianto è una cosa poco seria, ambientalmente non equivalente al danno ambientale apportato dall’impianto stesso.

Oggi l’urbanistica si occupa solo del soprasuolo e non tiene conto anche del sottosuolo, che viene invece chiamato direttamente e notevolmente in causa da impianti come quelli di stoccaggio del gas metano.

 

Ing. GIACOMO CANGINI – comunicare un progetto

L’ingegnere Cangini ha trattato le modalità distorte con cui si possono comunicare delle informazioni, anche di natura tecnica e di tipo quantitativo. Lo scopo è produrre riscontri positivi negli ascoltatori. Si tratta di tecniche molto in uso, soprattutto quando si deve convincere o rassicurare un gruppo di persone o intere comunità circa la limitata o nulla pericolosità di specifiche situazioni ambientali o di impianti realizzati all’intero di un territorio.

E’ stato raccontato l’esempio di un sindaco (quello di Capriano del Colle) che, trovatosi tra capo e collo uno stoccaggio di gas simile a quello di Roamengo, si è comportato come il buon senso imporrebbe:

  1. ha fatto immediatamente una assemblea pubblica senza il proponente;
  2. ha incaricato un ingegnere ambientale per studiare le possibili implicazioni. Senza interpellare il proponente
  3. ha chiamato i cittadini di altri paesi che hanno dovuto affrontare le stesse problematiche e  li fa parlare con la sua gente. Senza l’intervento del proponente
  4. fa delle osservazioni all’impianto servendosi delle informazioni maturate e del tecnico pagato da lui ( e dai cittadini). Non dal proponente.
…e poi, infine, si confronta col proponente.
Qui sotto il breve intervento audio del sindaco di Capriano al Colle BS.

L’intervento poi si è soffermato sull‘EFFETTO SOMMATORIA derivante da altri stoccaggi di gas presenti nelle vicinanze. In tutta Italia il nostro territorio ha la più alta concentrazione di siti di stoccaggio (20 in Italia, 10 in Lombardia, 4 in provincia di Cremona tutti nel cremasco) Bordolano, Sergnano, Ripalta Guerina, Romanengo!!! 

Preoccuparsi dell’impatto ambientale dello stoccaggio di Romanengo senza tenere conto degli altri impianti contigui, denunci una scarsa attitudine a considerare l’ambiente come qualcosa di non separabile e le fonti di impatto come segnali perturbanti di un unicum non pretestuosamente sezionabile.

Se poi si sovrappone la mappa del Terremoto di Soncino (nella figura in rosso) del 1802 (epicentro in Soncino, 8° sulla scala Mercalli) alla mappa degli stoccaggi (nella figura in blu).

Ecco infine la presentazione integrale con i ritagli di giornale e tutto il resto.

 

Ing. MASSIMO CERANI – consumo del GAS metano

(Tecnico dell’Ambiente – associazione energETICA)

Stoccare il gas metano sottoterra è molto costoso e svantaggioso. A Bordolano (CR) (ne avevamo parlato qui) vi sono turbocompressori (necessari per inviare ad alta pressione il gas nel sottosuolo)  alimentati da gas metano e ad alto consumo: ne deriva uno spreco notevole, con notevoli ricadute ambientali (dispersioni termiche, rilascio di particolato e polveri varie). A Romanengo (CR) si prevede l’utilizzo di compressori alimentati da energie elettrica: questa energia, se non è prodotta ricorrendo alle centrali idroelettriche, è dovuta a centrali alimentate da altri combustibili fossili e quindi con ricadute ambientali notevoli, anche se non a Romanengo; inoltre anche i motori elettrici, quando sono potenti, producono significative emissioni termiche, da non sottovalutare.

livello nazionale il consumo di gas metano è aumentato, però è altrettanto vero che ciò si è verificato solo per l’incremento delle centrali elettriche alimentate a gas metano, molte delle quali attualmente non lavorano più al 100% della potenzialità poiché non si ha richiesta di energia elettrica, sia per via della crisi economica e della recessione che hanno ridotto i consumi da parte dell’industria, sia perché l’attuale potenza elettrica installata in Italia risulta doppia rispetto all’effettivo fabbisogno nazionale.

Nel settore industriale il consumo di gas metano, oltre ad essere calato per via della crisi economica, di fatto risulta stabilizzato da tempo; anche in Italia, come in altre società avanzate, determinati settori produttivi non sono più presenti e quindi è diminuita la richiesta di gas metano e/o di energia elettrica prodotta con le centrali alimentate a metano.

Lo stoccaggio di Romanengo di fatto dà un’autonomia ridotta a livello nazionale dal punto di vista della disponibilità di gas metano e non risolve affatto il problema di una eventuale emergenza energetica nazionale. La via da seguire è quella della riduzione della dipendenza da gas metano, ovvero quella del risparmio energetico.

Il fabbisogno nazionale italiano di gas metano risulta stimato in circa 80 miliardi di metri cubi l’anno; vi sono progetti che, se tutti realizzati, porteranno ad una disponibilità di 190 miliardi di metri cubi all’anno: ne consegue che in Italia si vuole stoccare il gas non tanto perché se ne ha bisogno effettivamente, bensì per specularvi sopra: in altre parole il gas lo si vuole per venderlo, non per usarlo, facendo dell’Italia un grande serbatoio al servizio del mercato internazionale.

ENEL, ENI, EDISON: sono aziende multinazionali che puntano solo alla commercializzazione della materia prima gas, e non pensano invece alla riduzione dei consumi, alle energie alternative, agli interventi sul costruito esistente (coibentazione, serramenti a bassa dispersione, impianti termici ad elevato rendimento).

L’ASPO Italia (Associazione per lo studio del picco del petrolio e delle materie prime) nel 2010 ha scritto alle amministrazioni provinciali e regionali chiedendo di prestare adeguata attenzione al prossimo (non lontanissimo) scenario legato alla riduzione della disponibilità di risorse e di materie prime; noi oggi ragioniamo ancora come se le materie prime fossero inesauribili.

Queste le slide sul progetto di Romanengo dell’ing. Cerani.

 


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13 commenti a “Report Stoccaggio GAS di Romanengo”

  1. angelo scrive:

    Leggendo questo reportage sullo stoccaggio del gas condivido pienamente quanto illustrato infatti non si capisce bene il perchè di tanta scorta non dimentichiamo tuttavia che l’ENI lavora con gli idrocarburi gas petrolio ecc. e quindi ne deve arrivare un guadagno anche vendendo questo gas non tanto in Italia ma anche ad altri paesi richiedenti, ricorrere a fonti alternative di energia?
    Certo ma senza dubbio costa di piu,coibentare case per eliminare al massimo le dispersioni di calore? Certo si puo fare ma anche questo costa, in casa mia ho sempre fatto il possibile per non disperdere il calore ho anche speso ma tutto questo e stato vanificato dall’aumento progressivo del costo del gas, considerate che solo in questo anno il prezzo del gas e aumentato del 12 percento e non e finita in quanto il governo Monti aumentera ancora l’IVA passando cosi dal 21 attuale al 23 percento alla luce delle ultime stangate dei nostri attuali governanti chi avra la possibilita di attuare alla propria casa interventi atti a ridurre i consumi di combustibile?
    Per salvarsi visto che ci dovremo sobbarcare i giacimenti sotto i piedi perche non gestise direttamente l’ENI il gas alle famiglie?
    Si eliminerebbe un mucchio di venditori privati che devono guadagnare anche loro,perche il boun Monti visto che parla di equita non diminuisce almeno l’IVA sul gas e sulla corrente elettrica?
    Questi come l’acqua sono beni comuni non metodi per fare cassa al Governo alle Regioni alle Provincie ed ai Comuni.

  2. angelo scrive:

    Vorrei lasciare ancora un piccolo post, io direi che per quanto riguarda le energie alternative dovrebbero farsi carico le Regioni ed i Comuni perchè se stiamo qui ad aspettare ENEL ENI EDISON ecc. i loro guadagni, lauti guadagni, sono dati dal gas e dal petrolio non dal fotovoltaico e dalle energie alternative.
    Pensate che gia molti anni fa si parlava di eqipaggiare le auto con motori alimentati ad idrogeno qualcuno ne ha visto uno? Io mai!

  3. angelo scrive:

    Davanti ai soldi la pazzia non ha limiti ne confini infatti dove finisce il buon senso inizia l’Italia ed il Mondo intero.

    l’Italia e un po una grande nave e chi e stato nella Marina Militare conosce questo detto”La Plancia e La Mente La Macchina Il Cuore Pazzi si vive ma senza cuore si muore” Meditate petrolieri,meditate.

  4. angelo scrive:

    Vorrei lasciare un piccolo post,da non molto seguo gli avvenimenti che “Apertamente” illustra ben chiaramente nel suo sito,ma noto poca partecipazione da parte della cittadinanza Soncinese nel commentare certi avvenimenti molto importanti,ecco io non seguo dal vivo ma dal web,mi e piu comodo ma in tutti i casi sono sempre pochi i commenti che leggo,ormai penso che come minimo ci sia nel paese un buon 50 per cento di persone con un pc e quindi facciamoci sentire ogni tanto daltronde e anche un motivo di dire le proprie ragioni anche se a volte si possono dire cavolate ma io sono convinto che anche dalle persone piu ignoranti a volte possano arrivare idee buone che possano dare spunto al nostro paese,concludo facendo nell’imminenza delle feste Natalizie i miei migliori auguri di Buone Feste a tutto lo staff di “Apertamente” nella speranza(ahime) di un migliore Anno Nuovo(chissa io ci spero)

  5. Alessandro scrive:

    Il problema del gas è ben più ampio e serio di quanto si possa avvertire in un incontro pubblico in cui vengono espressi pareri e perplessità su un impianto locale. il problema a monte è noto a tutti: l’Italia è un paese altamente “energivoro” ma con pochissime risorse a disposizione. Ne consegue che l’approvvigionamento delle materie prime è costoso e va fatto il possibile per ridurre i consumi e differenziare gli acquisti. L’Italia ha scelto da sempre di basarsi sul gas naturale. La motivazione principale è dovuta alla sua facilità di utilizzo e alla sua “pulizia”. Tuttavia questa scelta ci sta costando molto cara dal punto di vista economico e di certezza degli approvvigionamenti (vedi problemi di ricezione del gas dalla Russia di questi giorni), per questo motivo gli stoccaggi di gas naturale, i gassificatori e le iniziative per il risparmio energetico sono fondamentali in un ottica di medio termine per mettere “una pezza” alle scelte che sono state fatte fino ad ora… Le perplessità ambientali e di sicurezza sono giustificate, ma va fatto il possibile perchè queste si trasformino in prescrizioni tecniche per gli impianti futuri e non “scadano” nelle solite logiche NIMBI…

  6. Giacomo scrive:

    Sono in larga misura d’accordo con Alessandro circa la fame di energia dell’Italia e della necessità di mettere una “pezza”. Vorrei però sottolineare come per mettere una pezza che ripari le falle della intera poplazione italiana, le popolazioni della provincia di Cremona si trovino sotto i piedi il 30/40% degli impianti di cui occorre conoscere i rischi, altrimenti potremmo parlare per ore se sono peggio i rischi o la pezza. Quanto poi allo Stoccaggio di Romanengo occorre valutare (se si sono maturate le necessarie conoscenze) se iniettare metano a 200bar esattamente nelle stesse coordinate geografiche della sorgente individuale sismogenica ITIS104-Romanengo(vedi DISS3 INGV) e a meno di 700metri sopra la corrispondente faglia sismogenicamente attiva, valga il rischio. (solo per fare un esempio).Io non so dove abita Alessandro, ma questo sarebbe un dato interessante perchè chiarirebbe la questione NIMBI…

  7. Mauro scrive:

    Ma voi credete veramente che chi ha fatto gli interventi nella conferenza pubblica vi abbia raccontato la verità?
    Ad esempio i problemi di sismicità riscontrati in contesti geologici completamente differenti non sono estrapolabili alle sabbie della Pianura Padana …
    In quanto all’impatto ambientale io abito nei pressi di uno dei più grossi impianti di stoccaggio italiani (Settala) e non si sono segnalati in tutti questi anni problemi ambientali o incidenti. Poi il prezzo del gas non è deciso dalle compagnie dell’energia ma è legato al prezzo del petrolio e comunque è gravato pesantemente dalle tasse che vengono imposte dal governo. Certamente in Italia le fonti rinnovabili sono molto poco sfruttate ma questo ancora è un indirizzo che deve venire dal governo e non possiamo aspettarci che venga dalle compagnie petrolifere.
    Nel frattempo bisogna diversificare le fonti di approvvigionamento del gas (che è sempre meglio del petrolio in termini di emissioni di CO2 e di inquinanti) ma non ci si può sempre opporre a qualsiasi iniziativa per renderci indipendenti da pochi paesi produttori con rigassificatori e con gli stoccaggi.

  8. Giacomo scrive:

    Penso che Mauro sia una di quelle persone semplici, convinte di due cose, a mio avviso, sbagliate:
    1) che esista la verirà,
    2) che la verità sia quella da noi stessi rappresentata.
    Detto questo, sarebbe più utile che in questo semplice forum di confronto, venissero scritti pareri motivati e/o supportati possibilmente da fonti autorevoli. Soprattuto sarebbe da valutare il motivo per il quale dei cittadini che organizzano una serata di libero confronto, non debbano esprimere le opinioni che paiono loro corrette. La prossima volta dovrebbero essere invitati anche gli attenti cittadini di Settala. Grazie Giacomo.

  9. Mauro scrive:

    Giacomo, se pensi che io non abbia competenza su quello che dico, allora ti informo che sono un geologo esperto dell’industria petrolifera e professore a contratto presso la Facoltà di Geologia, Università Statale di Milano. Ti basta???

  10. Riccardo scrive:

    Essere una persona semplice non è poi un gran difetto, ne una prerogativa di categoria.
    La complessità del territorio sul quale dovrebbe insistere l’impianto di stoccaggio è tale che in qualsiasi consesso pubblico fino ad ora organizzato, non sia mai stata detta tutta la verità, o nientaltro che la verità.
    Come cittadini della zona interessata siamo dispostissimi ad ospitare qualsiasi impianto che sia accompagnato da garanzie “tranquillizzanti”, ma soprattutto verificate a priori.
    Se, come in questo caso, viene detto per l’ennesima volta: “voi fate partire il sito, poi, col tempo, potremo verificare eventuali danni”, mi pare pacifico che qualche molto ragionevole dubbio rimanga.
    Rimane soprattutto la realtà dei fatti che ci hanno visti protagonisti.
    Siamo andati, a viso aperto, a confrontarci nelle rare occasioni che si sono presentate e ogni volta abbiamo avuto conferme e nuovi elementi.
    Purtroppo conferme dei dubbi che già c’erano e nuovi proccupanti elementi che fanno dire: se non sono pericolosi, va bene gli stoccaggi, va bene la strategia, ma non prendeteci per i fondelli. L’Italia sarà uno snodo per il passagio di gas verso l’Europa, non certo l’utilizzatore finale di quel metano.
    Allora si può introdurre un tema che non è direttamente correlato a questo, ma aiuta a capire la complessità dei ragionamenti che NON vengono affrontati.
    Cremona purtroppo si sta rivelando , come Lodi, la provincia Lombarda con la maggior incidenza di tumori in Lombardia.
    Guarda caso siamo il territorio più ricco di piccoli impianti privati per la produzione di energia, bruciando foraggio!
    Facciamo le somme, non servono calcoli integrali per capire che non ci si può limitare a costruire un recinto intorno a qualsivoglia impianto per dire che non ci sono rischi per la salute e la sicurezza di cittadini e territori.
    Noi vogliamo aprire gli occhi a tutti: cittadini, amministratori, imprenditori, professionisti…
    QUI SERVE UN PIANO PER FARE RIPARTIRE IL LAVORO, non tanti piccoli siti inutili o dannosi!
    Vediamo se ne siamo capaci, è una bella sfida.

  11. Mauro scrive:

    Riccardo, mi spieghi cosa c’entrano i tumori con un impianto di stoccaggio del metano? Questa è disinformazione non “aprire gli occhi ai cittadini”!

  12. Riccardo Ulivi scrive:

    Grazie a mauro per la domanda, sicuramente l’argomento merita approfondimenti.
    Un territorio è un unicum, dove qualsiasi insediamento è relazionato al contesto.
    Se ci fosse a disposizione, alla base della programmazione delle attività, uno studio serio e completo degli impatti ambientali, visivi, acustici, per me sarebbe più semplice spèiegare cosa c’entra qualsiasi impianto di stoccaggio di gas naturale con le problematiche sanitarie in aumento IN QUANTO AD INCIDENZA.
    Uno studio pubblicato nel corso del 2011 determina per Lodi e Cremona la percentuale di prevalenza di tumori legati a inquinamento ambientale più alta rispetto attute le province Lombarde. Ma, come? Due piccole città a vocazione rurale hanno questo per nulla invidiabile primato?
    Il fatto è dovuto alla mancata considerazione delle sovrapposizione degli effetti di insediamenti e pratiche diverse tra di loro. L’effetto si somma e si moltiplica ed ecco la spiegazione.
    Comunque non si tratta di fare terrorismo psicologico, ma piuttosto di stimolare la sensibilità di chi , come la maggior parte di noi tutti, fino a ieri ha continuato a non farsi domande, mentre, come minimo avremmo dovuto mettere i dati conosciuti a disposizione di organismi di controllo autonomi.
    Questa cosa sta succedendo, non lontano da casa nostra, in provincia di Brescia, dove alcuni Comuni si sono consorziati e in poco tempo hanno ora a disposizione una mappatura ampia del territorio e la possibilità di valutare quanto e come il territorio possa ancora “sopportare” nuovi insediamenti di vario tipo.
    Questa è la sfida. La crisi dimostra come le prospettive siano cambiate. e come sia inutile ripetere gli stessi errori con le stesse modalità.
    Almeno cerchiamo di sbagliare diversamente!
    La sfida non è ambientale, la sfida è economica, è una sfida di sopravvivenza e di approccio diverso a n sistema economico che ha portato al 30% di disoccupazione giovanile, all’aumento dell’incidenza delle malattiae di origine tumarole (lo ripeto perchè sia chiaro che è il contesto ad essere dannoso), alla perdita quasi totale di prospettive.
    Cosa cambia a me e a Mauro la presenza di un insignificante stoccaggio sotto il nostro territorio (sismicamente attivo)?
    Nessun vantaggio, molti svantaggi, più o meno grandi, ma non calcolabili e, soprattutto da calcolare non isolati, ma nel contesto.

  13. Mauro scrive:

    Riccardo, non metto in dubbio che la situazione sanitaria della Pianura Padana sia critica abitando in provincia di Milano ai confini con la provincia di Lodi e di Cremona.
    Il problema è che le industrie chimiche, le raffinerie (ora quella di Cremona non è più in funzione ma l’inquinamento delle falde è terribile), l’uso dei fertilizzanti in agricoltura, il traffico pesante (qui stiamo combattendo, penso senza speranze, per evitare che si costruiscano la TEM e la Brebemi) sono tutte concause dell’inquinamento. Ma di per se un impianto di stoccaggio se posto nelle situazioni geologiche adatte e con le tecnologie che garantiscano il massimo della sicurezza ambientale e sanitaria i rischi sono sicuramente molto più ridotti che per molti altri impianti industriali.
    Purtroppo nessun impianto industriale è a rischio 0.
    Per quel che conosco del progetto Romanengo di Enel (ma ti assicuro che ho tutti gli strumenti per approfondire le mie conoscenze geologiche in questa area), per le litologie e la struttura del serbatoio (Romanengo è un vecchio campo Eni ormai depletato e molto ben conosciuto per la presenza di pozzi), ritengo molto improbabile un rischio di di sismicità indotta dallo stoccaggio. Così non è per altri campi in strutture più complesse e con faglie ancora sismicamente attive (come per esempio un campo di stoccaggio in provincia di Modena in carbonati dove la concessione non è stata autorizzata per problemi evidenti di sicurezza messi in evidenza da una commissione di esperti seri).
    Certo, non sempre le compagnia petrolifere si muovono nel modo più corretto e sicuramente hanno i loro interessi, ma ancora per molti decenni avremo bisogno per molti motivi (non ultimo lo sviluppo della nostra nazione) di energia fornita dagli idrocarburi e il metano è sicuramente, tra questi, quello che ha minore impatto sull’ambiente: siamo sicuri che ne possiamo fare a meno?