Città di Soncino

Il dosso rialzato che sovrastava la valle fluviale era l’ideale per l’insediamento di Soncino sviluppatosi nel corso dei secoli. Questo rialzo, sin dall’età comunale, caratterizzò Soncino come presidio strategico realizzando di fatto il baluardo del Ducato di Milano contro la Repubblica di Venezia. Questa pagina del nostro sito vuole raccontare le bellezze della nostra città, il favoloso patrimonio monumentale che ci è stato consegnato dai nostri padri e che dobbiamo lasciare ai nostri figli, magari valorizzandolo!

Costruzione di un Borgo

All’epoca delle invasioni ungare (IX-X secolo) nel nord Italia si assiste alla nascita di numerose fortificazioni, fenomeno che ha interessato anche l’allora piccolo nucleo di  Soncino, piccolo insediamento strategico sorto su un’altura che dominava la valle del fiume Oglio.

Il 1118 è una data fondamentale, Soncino viene istituito a “borgo franco” segnando il passaggio dalla zona d’influenza bergamasca a quella cremonese. Questa istituzione comporta una notevole espansione demografica ed economica.  In quegli anni era da poco stata eretta l’altissima Torre Civica, primo nucleo del palazzo municipale.

Il controllo dell’attraversamento del fiume Oglio permette di incamerare notevoli ricchezze. Incominciarono, però, i violenti contrasti con i bresciani che nel 1118 fondarono il borgo franco di Orzinuovi per limitare il potere cremonese nella zona.

Nel XIII secolo, sotto la guida di Buoso da Dovara, avviene la prima importante militarizzazione di Soncino. Viene risistemata la vecchia rocca (attualmente non più esistente) e si costruisce interamente la cinta muraria. L’epoca municipale è uno dei periodi più floridi di Soncino, così come in gran parte dei comuni del nord Italia. L’aumento della ricchezza consente anche migliorie nell’assetto cittadino come la grandiosa costruzione del sistema idrico-fognario che permette anche il funzionamento dei numerosi mulini.

Con il privilegio del 1311 Soncino viene sottoposto direttamente all’Impero e viene dichiarata “Terra Separata” ovvero senza il controllo di nessuna altra città. Questo è dunque il periodo di maggiore indipendenza. I privilegi concessi erano di natura prettamente economica che intendevano favorire l’espansione commerciale del territorio. Nel

1313 lo stesso Enrico VII, con diploma imperiale, investe in feudo Soncino a Giovanni I conte del Forese. Un’infeudazione più sulla carta che reale e, certamente, non impedì l’assoluta indipendenza e libertà della comunità soncinese.

Nel periodo visconteo (1385-1454) Soncino diventa la più importante roccaforte di difesa lungo la linea di confine del fiume Oglio tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica di Venezia. Per ben tre volte nel XV secolo la Repubblica di Venezia riuscì ad impadronirsi di Soncino, dando sempre prova di buon governo. Si sviluppa grandemente l’attività imprenditoriale sia con la famiglia degli ebrei che con alcune famiglie locali. Ciò permette una diffusione maggiore dei famosi pannilana soncinesi, ormai richiesti su tutti i mercati europei.

Con l’arrivo degli spagnoli (1536) inizia il periodo di decadenza del comune soncinese. L’infeudazione ad opera di Carlo V in favore dei marchesi Stampa limita i numerosi privilegi avuti nei secoli passati da Soncino. Lo stanziamento di numerose truppe militari spagnole contribuisce, inoltre, all’impoverimento del territorio ed alla progressiva e costante perdita di vitalità economica. Tra il XVIII e la prima metà del XIX secolo avviene la completa smilitarizzazione ad opera prima degli austriaci mediante l’abbattimento delle quattro porte medioevali e poi di Napoleone che fece razzia di numerose opere artistiche qui custodite. Questi ultimi avvenimenti determinarono la fine della storia indipendente del borgo soncinese.

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La chiave di volta del sistema militare: la Rocca Sforzesca

Il progetto della Rocca fu elaborato da un gruppo di architetti militari sforzeschi capitanati da Bartolomeo Gadio. Venne scelto un sito strategico all’estremità inferiore della depressione valliva e per la costruzione bastarono solo due anni dal 1473 al 1475.

L’impianto architettonico non si discosta dagli schemi tradizionali, salvo l’accentuazione dello spessore dei muri per ammortizzare i colpi delle artiglierie, l’eccezionale profondità del fossato, e i progressivi blocchi a compartimento di parti della fortezza fino al mastio,  la torre del capitano dove aveva la residenza il comandante della fortezza che in caso di massiccio attacco aveva anche una via di fuga protette da cunicoli e passaggi segreti.

Con l’infeudazione dei marchesi Stampa (1536), la rocca fu adattata a residenza della famiglia con la chiusura degli spalti per ricavarne stanze e la torre di sud-est cappella privata. II marchese Ermete I vi aggiunse il rivellino (1545), rivolto però non alla campagna, ma verso il borgo, perché i suoi nemici più temuti erano i riluttanti sudditi soncinesi. Un cunicolo collegava la rocca alla chiesa di S. Maria delle Grazie.

L’ultimo Stampa lasciò al Comune di Soncino l’antica fortezza ridotta a rudere (1876) e l’arch. Luca Beltrami la restaurò secondo la teoria del ripristino architettonico storico (1886-1895).

Particolarità della Rocca di Soncino è la torre cilindrica posta nella zona a sud della medesima. L’architetto Beltrami ha individuato nella torre la stanza del tesoro al piano terra anche se la leggenda soncinese in realtà parla di un vano tra il piano terra e gli spalti.

Altro fattore significativo è la presenza di due ponti levatoi, uno pedonale e l’altro carraio il cui passaggio per l’interno della rocca , fa raggiungere un cortile al cui centro si trova un pozzo. La loro funzione era determinante, poichè in caso di attacco e conquista, il rivellino poteva essere facilmente isolato con la loro ritrazione.

La Rocca di Soncino ha avuto tra i suoi ospiti illustri l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, il Re Enrico III di Polonia e la monaca di Monza, nonchè aleggia la legenda con alcuni fondamenti reali anche Napoleone.

E’ stata inoltre set cinematografico per alcuni film tra i quali ricordiamo Ladyhawke e Il mestiere delle armi.

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La Pieve più antica di tutta la diocesi

La Pieve di Santa Maria Assunta è la chiesa più importante del borgo, fondata nel XII secolo, risulta essere la più antica Pieve di tutta la diocesi di Cremona. Venne più volte rimaneggiata, l’ultima volta nel XIX secolo quando le venne data l’impostazione attuale. Al suo interno sono rilevanti un affresco raffigurante la trinità ed un dipinto di Mathias Stomer, considerato il Caravaggio Fiammingo, inoltre degne di nota sono anche due statue lignee raffiguranti David e Salomone.

Nel 1100 la Pieve ed il popolo soncinese vennero scomunicati da Papa Pasquale I poiché durante una messa Gaspare Tussardo salì sull’altare ed uccise pugnalandolo l’allora arciprete De Simondi. La scomunica venne revocata dopo quasi un secolo grazie all’intermediazione con il papato perpetrata da nobili soncinesi.

Sono Pievi tutte quelle chiese dalle quali ne dipendevano altre, a Soncino è stata fondata poiché in città se ne contano molte altre. Alcune sono state perse nel periodo austriaco durante l’opera di riorganizzazione imposta da governo di Maria Teresa d’Austria con la soppressione di alcuni ordini conventuali e la chiusura di alcune chiese, fatto che ebbe come conseguenza disastrosa la dispersione e la perdita di un ingente patrimonio artistico e librario.

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Casa degli Stampatori e la prima Bibbia in ebraico completo

Così scriveva Israel Nathan al figlio nel primo libro da lui stampato.

“Tu costruirai l’edificio del mondo, innalzerai le corna della sapienza e produrrai libri mediante la stampa; in questo vi sono due utilità somme: l’una è che prestissimo se ne produrranno molti, fintanto che la terrà sarà colma di sapere, l’altra è che il loro prezzo non arriverà a quello dei libri scritti con la penna o con lo stilo e chi non avrà sostanze sufficienti per acquisti costosi li comprerà a vil prezzo e al posto dell’oro darà l’argento”

Masseket Berakot, 1483.

La storia della stampa si intreccia con il borgo di Soncino e con le vicende di una famiglia di ebrei provenienti da Spira, città tedesca situata vicino a Magonza. A causa delle numerose persecuzioni anti-ebraiche, la famiglia del medico-rabbino Israel Nathan fu costretta ad allontanarsi da Spira giungendo così a Soncino ove, sotto il benestare dei duchi di Milano, si insediò nel 1441 svolgendo inizialmente un’attività di prestito di denaro in cambio di interessi.

Proprio in quegli anni il borgo di Soncino viveva il suo rinascimento con un notevole sviluppo di iniziative artigianali, culturali e commerciali ed è in questa comunità tanto attiva che gli affari degli Ebrei prosperarono.

Per contrastare tale attività la confraternita di San Bernardino fondò nel 1472 il Monte di Pietà, ubicato in prossimità della sede in cui operavano gli Ebrei, ne ostacolò il lavoro stimolandoli ad intraprendere una nuova attività, quella di stampatori. Israel Nathan ebbe dunque l’intuizione di applicare la recente tecnica della stampa a caratteri mobili alla sua lingua e di impiantare a Soncino una tipografia ebraica. Nel 1488 fu stampata la prima Bibbia completa di segni vocalici in ebraico. In una marca tipografica si legge: “Da Sion uscirà la legge e la parola del Signore da Soncino“. L’attuale museo vuole rappresentare la storia della stampa soprattutto incentrandosi sugli albori e sulla sua evoluzione.

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La chiesa rinascimentale di Santa Maria delle Grazie

Il complesso religioso è un notevole esempio di architettura rinascimentale. Ancora oggi appare completamente affrescata con notevoli dipinti.

I Carmelitani si insediarono a Soncino nel 1468, acquisendo l’officiatura d’una chiesetta campestre. Costruito il modesto plesso conventuale, l’11 febbraio 1501 il card. Raimondo Perauti, vescovo di Gurk in Carinzia, pose la prima pietra della nuova chiesa voluta da padre Pietro da Mortara. Il probabile progettista fu padre Antonio Maestri, già a lungo nel convento mantovano. Nel biennio 1515-126 fu eretto il campanile su progetto di maestro Gerardo da Piacenza.

Il sacro edificio fu solennemente consacrato il’8 settembre 1528 da monsignor Luca da Seriate alla presenza di Francesco II Sforza che ne finanziò la decorazione.

Edificio a pianta rettangolare, navata unica con cinque cappelle laterali poco profonde, volta a botte, scandito da cinque campate. Sulla sobria facciata tripartita da due lesene, si profila elegante un portale bramantesco in pietra di Rezzato.

Nel 1536 Carlo V infeudò Massimiliano Stampa del marchesato di Soncino. La splendida Santa Maria delle Grazie divenne ben presto la chiesa-pantheon della nobile e potente famiglia. II complesso conventuale fu soppresso nel 1772.

Di grande rilevanza è soprattutto la decorazione delle dieci cappelle all’interno della chiesa. Si devono a Francesco Scanzi la prima,la quarta e la quinta a sinistra e tutte le cappelle a destra.I soggetti sono principalmente la Madonna col Bambino, la fuga in Egitto, l’Annunciazione, l’apparizione di Gesù alla Maddalena e rappresentazione di vari santi.

Il presbitero è con volta a crociera costolonata e nelle quattro vele sono raffigurati gli Evangelisti attribuiti a Giulio Campi. Allo stesso pittore cremonese viene attribuita l’Assunzione di Maria in un tripudio di angeli rappresentata in alto al centro della chiesa.

La transenna pontile che divide il presbiterio dal l’abside originariamente separava la chiesa anteriore destinata al clero dalla chiesa posteriore destinata ai fedeli; sul muro campeggiano quattro putti campestri pieni di freschezza e vigore.

La critica vede in tutti gli affreschi del Campi una svolta in atto verso un sempre più consapevole coinvolgimento del pittore nell’avventura manieristica: “i colori vivaci,i panneggi elaborati,la ricercata elaborazione della composizione, l’accentuata espressività”.